Tears and Rage

Dicotomie. Melodie che vengono da pochi accordi, si slegano tra fibrillazioni di chitarre audaci, cercano il Mississipi fra note d’armonica e si ancorano ad un organo vintage. Lacrime e ribellione, bianco e nero, blues e rock’n'roll, sfumature di grigio. Tra campagne verdi e città in costante crescita, in una Caloria che diventa ritmo, Joe Santelli afferra la sua chitarra e intona la voce ad un’idea; un basso elettrico sente il richiamo, si amplifica tra cassa e rullante di una batteria, tasti pigiati ne sposano l’armonia e tutto si sposta sul palco.

I Tears and Rage sono pronti ad esplodere. Una deflagrazione sonora che si carica di strade percorse su un furgone per raggiungere gli oltre 200 concerti che, dal 2002, li hanno visti imbracciare gli strumenti per un altro spettacolo da ricordare.

Come si può dimenticare la loro performance del Tropea Blues Festival 2005 assieme al mito del Blues Herbie Goins, già forte di trascorsi con i leggendari John Lee Hooker, B.B. King, Jimi Hendrix, John Mc Laughin? Come lasciare scivolare nel dimenticatoio l’esibizione improvvisata dai T.and R. e Louisiana Red al Marco Fiume Blues Passion nel 2006? Come non accostare il profondo sud al dolore del blues e alla voglia di riscatto del rock più esplosivo?

La storia dei Tears and Rage è breve ma intensa ed ha bisogno di continuare. Così la neonata MKrecords accende i riflettori e Fabio Magistrali, già collaudata parte dei primi dischi firmati dagli Afterhours, assieme ad Angelo Sposato, adesso al lavoro con Eugenio Bennato, si siedono dietro al banco di uno studio per innescare l’ordigno Tears and Rage.

Le lacrime del blues cadono sul terreno brullo, il rock attecchisce e la psichedelica pulsione emotiva concima il tutto. Il frutto è un encomio all’epopea d’oro del rock. Ma l’era aurea non è finita. È tempo di lacrime e ribellione.