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RED BASICA ‐ Les premiers plaisirs

l’esordio in studio dei Red Basica è fin dal primo afflato di tromba un’esplosione di forme e colori musicali.

Posted by admin | Posted in Uscite | Posted on 07-02-2009


I primi piaceri (Les premiers plaisirs) sono quelli del gusto: il gusto di sperimentare il mondo e raccontarlo attraverso i propri linguaggi.

Per questo l’esordio in studio dei Red Basica è fin dal primo afflato di tromba un’esplosione di forme e colori musicali.

Red basica la linea cromatica di riferimento. Il resto è pura libertà espressiva: scoperta quasi per caso nelle aule di conservatorio e sviluppata a margine delle lezioni universitarie, poi composta e suonata per anni a cavallo tra Italia e Francia, per darle finalmente corpo e sostanza. Infine portata a casa e resa germoglio al sole del Mezzogiorno.

Les premiers plaisirs, prodotto dalla calabrese MK Records e distribuito in Francia dal circuito FNAC e in Italia nei migliori negozi di dischi dalla Venus Distribuzioni, è un album onirico ed eclettico, un patchwork di ritmi e generi. Successione di giochi di stile necessaria per poter cogliere la vitalità insita nella natura delle sette note. Libertà d’espressione e manifesto    futurista:    lasciateci divertire ed esprimere in musica tutto ciò che non ci è permesso dire a parole.
Per questo motivo è impossibile ricondurre Les premiers plaisirs ad un unico genere: dal free‐jazz di Gay pride, brano d’apertura del disco, all’intensa ballata Free not to believe (primo singolo estratto), dall’ironia del progressive di A sentimental crap
al folk baldanzoso di Like Geppetto in the whale/Ebony contraceptive, fino alle influenze balcaniche dell’intro di Les premiers plaisirs de Mimosa, brano dal sapore d’avanguardia che si abbandona al gusto retrospettivo dei suoni rarefatti, involuti e dalle svolte sonore inattese.
Un manifesto dell’amalgama di anime presenti nell’album è Seed: autentico crocevia, posto a metà della track‐list, fra le strade di genere percorribili. E’ a questo punto che gli strumenti musicali si fanno mezzi di trasporto per i differenti sensi: la parola, dove può, a narrare gli intenti. I fiati, per descrivere gli affanni di un amore nevrotico. La ritmicità militare del basso a indicare i margini della strada da percorrere. La batteria, motore a singhiozzo per passioni irregolari.
Di qui in poi la strada è aperta, e va, spedita, verso il raggiunto equilibrio mobile di brani come To friendship e Who are your fancy friends, armonia di voci e tenere sonorità. Ma è solo un momento, la quiete prima della tempesta dell’ etno‐jazz di Butterflyin’ e del prepotente free‐ noise di Underblood cave­in/Don’t think about, asfalto umido e insidioso di un vicolo cieco, e di Hi mole, visionario brano di chiusura.